Web: l’esposizione del corpo non è un bene

Privacy: l’appropriazione e la divulgazione online di fotografie e video di una persona non consenziente, costitusice reato, ed è un comportamento vergognoso. La strettissima attualità ci pone però dei quesiti:

  1. E’ proprio necessario farsi scattare delle fotografie o farsi riprendere durante la doccia?privacy Durante un rapporto sessuale? Durante i momenti più intimi che appartengono alla sfera strettamente privata, che per fortuna ognuno di noi ancora ha?
  2. E’ obbligatorio scattarsi delle fotografie, o filmarsi per immortalare frangenti affettivi che la vita ci dona?

E’ giunto il momento di ridimensionare notevolmente o di eliminare queste malsane abitudini,  figlie della noia, dell’egocentrismo e del volersi sentire bella o bello davanti ad uno smartphone.

Pensiamoci bene, viviamo in un mondo in cui ci si lamenta di tutto. Non ci va mai bene niente, la maggior parte dei nostri diritti viene surclassata da esigenze nazionali o internazionali, da necessità economiche o lobbistiche, da bisogni extra familiari più che personali.  Ma c’è un valore oggettivo chiamato privacy, che è nelle nostre mani. Nelle mani di ognuno di noi.  Se utilizziamo questo valore impropriamente, le conseguenze avranno un punto di non ritorno.

Il web è colmo di siti osè, a sfondo amatoriale. In questi portali chiunque può inserire fotografie e video personali “consegnandosi alla merce di tutti”. I social network sono “inquinati” da fan page con contenuti erotici. Ma la domanda è:  Perchè c’è questo ansioso bisogno di vendere, a volte gratuitamente, la propria privacy? 

In più esistono gli hacker, i quali utilizzando le più ampie conoscenze informatiche e le più disparate tecnologie digitali riescono ad entrare nei nostri Personal Computer, Tablet, Smartphone, nei nostri icloud,  e nelle nostre mail. Gli hacker si impossessano  di informazioni riservate,  ed eventualmente dei video e delle fotografie più intime che custodiamo gelosamente.




Privacy: prevenire è meglio che curare

Non si tratta di non poter fare quello che desideriamo con ciò che ci appartiene, di non poter decidere di ciò che è nostro, in questo caso il corpo, ma di averne più cura e più rispetto. Diciamocelo chiaramente, non accade nulla a nessuno tanto meno a noi stessi se evitiamo di immortalare con video o fotografie la nostra intimità, ed eventualmente di postare in rete i contenuti. Usciamo da questo falso problema.  I nostri bisnonni, i nostri nonni non facevano queste cose eppure hanno vissuto bene, forse meglio di noi (vero è, che il mondo digitale non esisteva). Ma allora, oggi,  l’anomalia sta nella mancanza di educazione al mezzo e di un palese vulnus formativo in merito alla produzione dei contenuti.

privacy e social networkChi ricopre un ruolo pubblico, ad esempio chi è giornalista, deve utilizzare i social network per valorizzare e far veicolare il proprio editorial content. E’ plausibile che i momenti non intimi di una vacanza o di un’uscita con una ragazza o ragazzo, gli istanti ironici casalinghi o del lavoro, (nel rispetto di eventuali policy) possano essere postati, ma esistono varie tipologie di fotografie e numerose pose da assumere. Dunque, le domande da porsi sono:

  1. Cosa voglio comunicare?
  2. Cosa voglio valorizzare?
  3. Cosa voglio far pensare al mio pubblico?

Nella società attuale, l’immagine è certamente importante, ma una cattiva gestione di essa ed un’esposizione social non consona al ruolo che si ricopre,  porta nel medio e lungo periodo più svantaggi che vantaggi.  I Social Media Strategiste i Social Media Manager dei personaggi pubblici, hanno il dovere deontologico e morale di informare i propri clienti di cosa vuol dire predisporre e postare un contenuto online. E’ necessario esporre con chiarezza i lati positivi ed eventualmente le “trappole” che la rete nasconde. Anche perchè le conseguenze di un post errato potrebbero determinare negativamente la vita offline.

In conclusione, nessuno vuole essere moralista, bigotto o intransigente, trattasi soltanto di riportare le persone comuni ad una prevalente consapevolezza della propria privacy e i personaggi pubblici ad una maggiore professionalità e formazione in merito alla rete e all’utilizzo dei  social network.

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