#SOCIALCOM17: IL DIBATTITO SULLE FAKE NEWS È ENTRATO NEL VIVO

SocialCom17: lotta alle fake news
Mecoledì 10 maggio presso la Camera dei Deputati si è tenuta la quarta edizione del convegno #SocialCom17. Evento organizzato da SocialCom e dalla Fondazione EYU. Un grande successo sia per l’importanza e la professionalità dei relatori sia per i contenuti di qualità.

#SocialCom17, focus incentrato sulle #Fake News, attraverso il racconto di esperti dell’informazione e della comunicazione aziendale. #SocialCom17 ha cercato di far intendere quale ruolo abbiano oggi i social nella comunicazione. Parner dell’evento Ferpi: Fondazione che rappresenta i professionisti delle Relazioni Pubbliche, la cui attività è definita dalla finalità di creare, sviluppare e gestire sistemi di relazione con i pubblici influenti sul raggiungimento degli obiettivi perseguiti da singoli, da imprese, da enti, da associazioni, da amministrazioni pubbliche e da altre organizzazioni.

Ad aprire il dibattito la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

La Presidente ha ribadito più volte come questo convegno rappresenti una tappa importante nel percorso di consapevolezza digitale che la Camera ha intrapreso sin dall’inizio della legislatura e che, nel 2014, ha avuto una forte accelerata grazie alla costituzione della Commissione Internet che lavora per supplire alle mancanze in questo campo.

Perchè le fake news minano la democrazia e la veridicità degli eventi

Laura Boldrini: «Di percorso nell’ambito digitale si inizia a parlare nel 2013, anche se il progetto decolla nel 2014, quando per la prima volta alla Camera viene istituita la Commissione Internet. Composta da un deputato per gruppo e da esperti esterni, si occupa di affari digitali, e nel luglio 2015 presenta la Carta dei Diritti e dei Doveri di Internet, una Costituzione digitale in 14 punti. È la prima volta che il testo di un atto parlamentare viene sottoposto ai cittadini prima di essere approvato. Parte dei suggerimenti emersi dalla consultazione pubblica online sono stati inseriti all’interno del testo. Istituzioni e cittadini possono fare in modo che il digitale diventi a portata di tutti.

A confermare la scarsa consapevolezza di cittadini e opinione pubblica nei confronti di questa tematica, l’evento ‘Non è vero ma ci credo. Vita, morte e miracoli di una falsa notizia’ del novembre 2016, e l’appello ‘Basta bufale’. In seguito alle numerose adesioni, sono stati organizzati quattro tavoli di lavoro sul tema delle fake news. Coinvolti in essi anche numerosi stakeholder: scuola, imprese, mondo dell’informazione e social media.

A mettere in campo questo progetto di educazione civica digitale: MIUR, Camera dei Deputati, Rai, Confindustria, Fieg, Google e Facebook. Il progetto è già stato avviato a Torino, Roma e Bari, e continuerà in altre scuole, perché la risposta per la disinformazione passa per il senso critico, l’educazione e la formazione dei nostri giovani. Al fine di comprendere come le fake news nascano e chi sia responsabile della loro diffusione, verrà anche realizzata un’indagine conoscitiva. Non si può rimanere indifferenti a tutto questo, perché dietro alla costruzione a tavolino delle bufale, che arrivano ad alterare l’assetto democratico, c’è chi si arricchisce. Poiché ciò non può essere tollerato, è un dovere di tutti fare un lavoro di squadra per combattere la disinformazione, perché sono in ballo il benessere della collettività e il futuro della nostra democrazia»

Enrico Mentana: fake news e contendibilità della verità

Nella rete, terreno ideale della democrazia negli anni 2000, le fake news hanno trovato il proprio terreno. Per comprendere l’origine delle notizie false, il direttore del Tg La7 ha fatto un excursus, enunciando le più emblematiche.

«L’11/09 e la presentazione di prove false, da parte di Colin Powell (febbraio 2003), di detenzione di armi di distruzione di massa dal parte del regime iracheno di Saddam Hussein, sono le fake news per eccellenza. È da qui che si inizia a cogliere la portata moltiplicatrice del rapporto tra verità alternative e l’eco generato sul web.

Le teorie complottiste, generatesi in seguito all’attentato americano, dimostrano che il terreno della verità è contendibile e questa è la grande vicenda dei nostri anni. Il problema non è soltanto la post-verità, ma anche il fatto che l’avvento dei social network abbia sradicato ogni tipo di ranking reputazionale. Se non c’è un valore condiviso, fondamentale, e tutto vale, diventa impossibile organizzare la democrazia. In un contesto in cui si ha accesso ad un elevato numero di informazioni, gli ‘avvelenatori di pozzi’, ossia coloro che emettono veleni sul web, agiscono pesantemente, perché non è possibile tacitare tutte le informazioni. Avendo quasi sempre profili falsi, la polizia postale non è in grado di rintracciarli e la mancata collaborazione da parte dei social, contribuisce a creare le ‘centrali di avvelenamento’.Non è pensabile che vi siano strumenti di comunicazione, confronto e dialogo in grado di sfuggire alle leggi di un paese. Le regole del gioco devono valere per tutti, quindi è necessario battersi affinché vengano rispettate. Nello scenario digitale del nostro tempo, diventa difficile parlare di valori e di una loro riorganizzazione gerarchica. Si parla spesso di social in termini democratici, in quanto danno la possibilità a chiunque di esprimere la propria opinione, ma sono democratici anche dal punto di vista partecipativo?

Il problema è che le generazioni della politica e della cultura devono rendersi conto che non c’è un mondo di sopra (tv e giornali patinati) e un mondo di sotto (social network). Il mondo è uno solo, quello di sotto, ed è lì che bisogna misurarsi e fare le battaglie per la cultura e la democrazia».

Investire nell’informazione di qualità

L’evoluzione subita dai social network in questi anni ha offerto una quantità elevata di servizi. L’informazione deve essere valorizzata, puntando soprattutto sulla qualità dei contenuti online. Gli utenti devono capire quali risultati provengono da fonti qualificate e quali no

«Google ha cercato di investire sulla qualità dei contenuti – continua Diego Ciulli, policy manager di Google – introducendo strumenti quali il label fact-checking (segnalazione sul motore di ricerca di siti che fanno fact-checking), e disabilitando numerosi bad-ads e bad-sites».

Post-verità e formazione del consenso. Come la diffusione di notizie in rete influenza la democrazia

Il punto di vista del fronte politico

Cercare soluzioni al problema delle post-verità è tutt’altro che semplice. Di ciò si è occupato anche il mondo della politica, che si trova a doverlo fronteggiare per salvaguardare uno dei valori cardine del nostro Paese: la democrazia.

Roberto Giachetti, Vice Presidente della Camera, sostiene sia «importante mantenere il contatto diretto con le persone. I social network e la rete, pur configurandosi come una straordinaria opportunità, negli ultimi anni sembrano essersi trasformati in un’arma micidiale. La politica deve quindi interrogarsi e assumersi le proprie responsabilità per capire come fronteggiare ciò che sta accadendo. L’errore sta forse nel fatto di rincorrere un certo utilizzo della rete, piuttosto che cercare di creare una cultura che ne sfrutti le potenzialità in modo positivo, cioè offrendo possibilità di confronto e dialogo».

«Un possibile altro approccio che la politica potrebbe adottare per fronteggiare questo fenomenosostiene Francesco Nicodemo, Ufficio Presidenza del Consiglio dei Ministrisarebbe la riaffermazione del principio dello storytelling, per trasformare la post-verità in un racconto prevalente»

«Un ruolo chiave spetta anche ad educazione e cultura sostiene Ernesto Carbone, esponente PD – che permettono, insieme alle testimonianze dirette, di conoscere e capire».

In concreto, quali le possibili soluzioni da adottare? «Un primo passo – secondo Antonio Palmieri, esponente di Forza Italia – potrebbe essere smettere di dare eco alle fake news, compito che devono assumersi grandi media e colossi come Google e Facebook. Un ruolo di vigilanza spetta anche al diritto, che con le leggi già esistenti dovrebbe perseguire la diffusione di falsi contenuti, che si combattono con l’educazione all’uso del web».

Informazione e post-verità: quale ruolo spetta ai giornalisti?

«Nell’era dei social, la questione delle fake news è sopravvalutata. È necessario tornare a puntare sulla credibilità – afferma Peter Gomez, direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’ online – Un ruolo di primo piano nel campo dell’informazione spetta al giornalista, che deve riconquistare autorevolezza, assumendosi la responsabilità dei contenuti pubblicati e organizzarsi, al fine di ridurre al minimo gli errori».

Nonostante la digitalizzazione abbia permesso di ampliare i sentieri conoscitivi, è importante non perdere il contatto con la realtà e rifarsi sempre al proprio e personale buon senso, per non rischiare di confondere l’irreale con il reale.

A #SocialCom17 si parla di Post-verità. Come le aziende possono difendersi dalle “bufale”

in questa tavola rotonda la voce delle aziende del Paese è stata rappresentata da Pier Donato Vercellone (Presidente Ferpi), Daniele Chieffi (Head of Social Media Management and Digital Pr ENI),

 

Tullio Camiglieri (Responsabile Comunicazione Tivùsat), Piero Tatafiore (Responsabile Comunicazione Corporate Gruppo Industriale Maccaferri), Andrea Prandi (Presidente Smartitaly), Cristina Broch (Public Affair and Communication Director Coca Cola Italia) e Simonetta Giordani (Manager, ex Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), a intervenire anche Riccardo Capecchi (Segretario Generale AGCOM).

Pier Luca Santoro, Project Manager di Data Media Hub ha parlato degli influencer, i quali troppo spesso danno voce alla elitè.  «L’influenza digitale va analizzata in modo specifico, prima elite pirmidale, oggi la rete ha ribaltato l’approccio»

#Socialcom17 puntualissimi come sempre i numeri di Pier Luca Santoro per Data Media. Su Twitter. 13.700 mention per 24.5…

Pubblicato da Daniele D'Amico su Giovedì 11 maggio 2017

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