Social: gli adolescenti e la fragilità di un selfie

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I teenager finiscono per cercare sui social quell'attestato di stima quell'approvazione che non trovano in famiglia.

Non si può morire a 15 anni per la smania di scattare un selfie sul tetto di un ipermercato per postarlo sui social network.

L’hobby dello svenimento, i selfie estremi, i giochi al limite della sopportazione fisica, le gare folli nel cuore della notte, in autostrada o in una ferrovia. Chi più ne ha più ne metta, ma l’argomento è così delicato che sarebbe meglio non andare oltre. Il pericolo emulazione è sempre dietro l’angolo.

Il direttore della Casa Pediatrica Fatebenefratelli  di Milano e Responsabile CoNacy, il coordinamento nazionale cyberbullismo presso il ministero dell’istruzione, Dott. Luca Bernardo è molto chiaro.

La realtà confusa con il digitale

Piattaforme e social: "maledetti" like
Piattaforme e social, skuola.net – Corriere della Sera

“Oggi per buona parte degli adolescenti la vita vera è quella della rete”, afferma il Dott. Bernardo – “e nel cono digitale “la sfida li fa sentire dentro una grande famiglia dove ognuno condivide le attività più estreme, trattasi di soggetti euforici e convinti, anche quando compiono gesti pericolosi di potersi fermare subito, prima di farsi del male, mentre non è sempre così”.

Guai a considerarli incoscenti? 

Il Dott.Bernardo, continua dicendo ” i ragazzi sanno che quell’azione può essere mortale, ma temono che non eseguendola, dimostrerebbero di essere inferiori, in un mondo, quello digitale, dove l’obiettivo è diventare leader di rete”.

Le mode estreme partono dagli stati uniti e dal nord europa. Ma come il dice il professore, “se prima ci volevano 3-5 anni per vedere approdare in Italia un fenomeno virale pericoloso, oggi bastano dai 6 ai 12 mesi a causa dei social network”. Perché oggi tutto e subito, inoltre c’è chi consulta  il deep web, la parte sommersa di internet,  che non compare sui motori di ricerca.

Ogni anno 1200 ragazzi chiedono aiuto alla struttura milanese del Dott. Bernardo

Sono soprattutto maschi (sei su dieci) del nord con un’età dai 7 ai 18 anni,  ma con un’incidenza maggiore nella fascia 12-16 anni. Fragilità personale e distanza dalla famiglia favoriscono l’adozione di atteggiamenti border line

“I  teenager  finiscono per cercare nel web quell’attestato di stima quell’aprovazione che non trovano in famiglia”.

Dott. Luca Bernardo

Il 20% dei ragazzi che si rivolge alla struttura ha problemi di relazione con l’altro, l’80% ha problemi ha disturbi collegati alla vita digitale, di questi il 30% arriva perchè si è già reso protagonista di una sfida pericolosa. Vivono costantemente collegati allo smartphone, a casa in classe, durante l’attività sportiva, quando la fanno, anche durante prestazioni sessuali. Sono sempre a chattare, anche alle 3.00 – 4.00 di notte.

Piattaforme e social: “maledetti” like

Bernardo asserisce che a spingere i ragazzi a compiere gesti estremi sono i like. “Sono i like a determinare la poplarità tra i coetanei: più l’azione è pericolosa, più apprezzamenti arrivano”. Per i social network e per i colossi del web è tempo di rimboccarsi le mancihe, “chiedo l’istituzione di un comitato scentifico internazionale che monitori le tendenze pericolose in rete così da bloccarne il flusso”.

Socialblogging sposa l’invito del Dott. Bernardo, chi opera nel digitale non può essere “corresponsabile” di tragici avvenimenti.

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Non si può morire a 15 anni per la smania di scattare un selfie sul tetto di un ipermercato per postarlo sui social network
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