Se l’influencer disattende l’accordo? I veri testimonial sono in azienda

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La superficalità dell'influencer

Sessantamila dollari per indossare un paio di occhiali. Questa la cifra pattuita dall’influencer Luka Sabbat e dall’agenzia Pr Consulting, per il brand Snap’s Spectacles. La smemorata star del web ha però dimenticato di condividere sul proprio account Instagram quanto stipulato.

Lavorare con i professionisti è un conto, stringere accordi con “pseudo” influencer è un altro. O almeno questo sembra dimostrare l’ultimo caso balzato alle cronache, che vede protagonista Luka Sabbat, meglio conosciuto come “il teenager più figo di internet”.

Ha solo 20 anni, è americano, è l’ex (?) di Kourtney Kardashian e fa il modello da quando ne ha 15, ma in realtà è soprattutto uno di “quelli da seguire”, considerato che su Instagram ha 1,4 milioni di followers.

A far parlare di lui in questi giorni non è il suo curriculum, ma una delle partnership strette con l’agenzia Pr Consulting, che gli ha chiesto di indossare un paio di occhiali da sole del brand Snap’s Spectacles nel corso dell’ultimo fashion month. Una collaborazione pubblicitaria del valore di 60mila dollari: il giovane avrebbe dovuto sfoggiare i sunglasses alla moda in un post ad hoc sul social network e in 3 Instagram Stories, ma sembra se ne sia completamente dimenticato. Non solo ,a quanto pare Sabbat, nonostante si sia mostrato dispiaciuto per l’accaduto, come riporta la testata Luuk Magazine non ha restituito all’azienda l’anticipo ricevuto di 45mila dollari

Un’inadempienza che gli è costata la citazione in giudizio e un pubblico rimprovero per la mancanza dei contenuti pattuiti da parte di Pr Consulting, che ha generato scalpore. L’influencer come scritto anche sul quotidiano londinese Times  sembrerebbe essersi dimenticato di un promuovere gli occhiali di SnapChat Spectacles sulla sua pagina instagram  E fa discutere sui rapporti lavorativi che s’intrecciano quotidianamente tra professionisti del settore e Millennials.

Una querelle che dimostra ancora una volta quanto sia imprevedibile il mondo web e il suo ritorno pubblicitario. L’unica certezza? I numeri (perlomeno quelli iniziali). Secondo Blogmeter, una delle più celebri agenzie di social media intelligence che rivela i dati di prezzo per ogni post pubblicato dagli influencer, le analisi parlano chiaro: un’azienda in media è pronta a sborsare per una condivisione di un blogger di spicco almeno tra i 10 e i 15mila dollari.

Un salto nel buio? Considerata la faccenda di Sabbat, sembrerebbe di si.

Di recente anche il caso Ferragni - Fedez ha destato scalpore

Chiara Ferragni alla festa di compleanno di Fedez

Di recente anche il caso Ferragni – Fedez ha destato scalpore per una festa a sorpresa nella catena di supermercati Carrerfour stroncata da una valanga di critiche  per l’ostentazione e lo spreco di cibo. A distanza di alcuni giorni sono arrivate anche le scuse della coppia: “Volevamo organizzare una festa a sorpresa a Fede, e festeggiarla in una location diversa dal solito. Ci è stata proposta l’idea del supermercato: karaoke, dj set dei nostri amici e la possibilità per tutti gli ospiti di mangiare quello che volessero, prendendolo direttamente dagli scaffali. Mi sembrava di realizzare uno dei miei sogni di bambina, e di poter far vivere anche a Fede ed a tutti gli invitati un’esperienza unica.  La location e tutto il cibo mangiato/toccato sarebbe stato pagato e (se avanzava) portato a casa da noi, ed avevamo previsto di fare una grossa spesa il giorno dopo da donare in beneficenza. Probabilmente la location non è stata la scelta migliore perché, come penso ad ogni festa, ci sono stati episodi di goliardia. In questo contesto però gesti che in qualsiasi party sono normali ed accettati sono stati visti da molti come ostentazione di ricchezza e perdita dei valori. Mi spiace se qualcuno si è sentito offeso: il messaggio che io e Fede, come famiglia e singolarmente, cerchiamo di condividere è proprio il contrario. Siamo persone che sanno scherzare e prendersi in giro ma siamo anche persone di valore. Cerchiamo ogni giorno di condividere un messaggio positivo e di incoraggiare chi si segue a rischiare per inseguire i propri sogni. Mi spiace e mi scuso se in questo contesto alcuni di voi abbiano visto un messaggio diverso.

Ma come dimenticarsi la scorsa primavera del Flop Pepsi, il colosso dei soft drink aveva messo in scena un spot  con la modella Kendall Jenner in un finto sit-in di protest. La campagna fu ritirata dopo un vespaio di polemiche ed un incisivo editoriale del New York Times.

Pepsi fu accusata di aver sfruttato i movimenti di giustizia sociale a scopi commerciali

La dichiarazione ufficiale della Pepsi, dopo le polemiche fu questa: “Volevamo dare un messaggio di pace e unità. Abbiamo sbagliato e ci scusiamo». Le scuse, però, non furono sufficienti a placare la rete e così la campagna pubblicitaria fu annullata. A prendersi le critiche rimase la protagonista di questo spot, Kendall Jenner, modella e sorellastra delle Kardashian, che nel girto con una  lattina prova a riportare la pace tra i manifestanti e la polizia. Ma le note dolenti della pubblicità erano molte. Dalla scelta di Kendall Jenner, simbolo di una vita di lusso ed eccessi, che non ha mai avuto nulla a che fare con l’impegno politico, ai diversi dettagli fuori luogo, come il fatto che la modella quando si toglie la parrucca la lancia addosso a un’assistente afroamericana. E poi molto si potrebbe dire sulla scelta di relegare una ragazza musulmana (per intenderci la fotografa del servizio) a un ruolo di secondo piano. Insomma, giusto per insinuare quest’idea: Pepsi è politicamente corretta perché dentro allo spot ci mette protagonisti di etnie e religioni diverse. Già, peccato che il brand lo abbia fatto solo per fini commerciali e senza un minimo di criterio.

I brand abusano degli influencer

Quello che stupisce oggi non è tanto l’utilizzo degli influencer quanto l’abuso. Come se i brand fossero alla ricerca di scorciatoie utilizzando questi personaggi alla stessa stregua dei testimonial televisivi nonostante manchi una condivisione del narrato e una coerenza con le piattaforme social. Dunque, perchè non puntare sugli stessi dipendenti?  Metterci la faccia per raccontare la propria azienda. Il pioniere fu Giovanni Rana leader del mercato della pasta fresca, il volto del fondatore della pasta fresca è arrivato persino ad Holliwood impersonando il pastaio. 

Intanto in Generali Italia, i dipendenti diventano social ambassador con Storymaker Club, il club dei colleghi che contribuiscono alle iniziative del brand. Il progetto ha coinvolto 70 dipendenti in 7 iniziative differenti  con la produzione di oltre 200 contenuti sui canali personali. I numeri sono da capogiro: gli eventi generati hanno raccontato  in totale 20.700.000 impression e alcuni materiali sono stati poi raccolti sulla piattaforma storymakerclub.it  Nel tweet, Lucia Sciacca, Direttore Comunicazione e Social Responsibility di Generali Italia, ringrazia i suoi colleghi per essere vicini agli eventi aziendali.

Socialblogging  è accanto ai brand per raccontarli, la prossima impresa da valorizzare è la tua.

 

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Lavorare con i professionisti è un conto, stringere accordi con "pseudo" influencer è un altro. Ha fatto scalpore il caso di Luka Sabbat.
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